Storia e tradizioni

CENNI STORICI

Montecchia di Crosara è Comune fra i 98 della provincia di Verona, fra i 581 della regione Veneto e fra gli 8101 della Repubblica Italiana. L’antico insediamento, attestato da numerose iscrizioni, risale all’epoca romana e si trovano tracce evidenti della sua storia al vaglio delle età successive. Oggi si presenta come una concreta realtà dell’espressione veneta con i suoi 4498 residenti (dato al 31/12/2008).

A sei chilometri dal centro cittadino, nello stesso Comune sorge “Pergola”, località residenziale e crocevia di altri antichi abitati. Montecchia è comunità civica autonoma dal 1745, pur avendo ricevuto un primo riconoscimento già nel 1375, ed ha sempre rappresentato nei secoli, come continua a rappresentare a tutt’oggi, la centralità geo-politica della Val d’Alpone.

L’antica rivalità feudale tra i Maltraversi di Vicenza (951-1147) e gli Scaligeri di Verona (1147-1405) ha trovato qui un punto di equilibrata convivenza e di fecondo sviluppo sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia (1405-1796). Dopo la parentesi napoleonica (1796-1815) la cittadina monscledense passa sotto l’impero austro-ungarico fino al 1866, e da tale data fino ai nostri giorni diventa territorio dello Stato italiano, prima monarchico, poi repubblicano.

Pur in terra scaligera, Montecchia è sede vicariale della Diocesi di Vicenza, con festa patronale l’8 di settembre, dedicata a Santa Maria, e in tale veste dimostra capacità di sintesi, di tradizione e di ruolo. L’edificio della attuale Duomo è stato edificato sui resti di una più antica chiesa ed è stato inaugurato nel 1985. Al suo interno si trovano opere pittoriche di Rocco Pitocco. Da visitare, altresì, l’altare di Santa Lucia del XVII secolo ed una statua della Vergine Madre con Bambino risalente al XIV o XV secolo.

Ha pieno titolo, infine, di essere qui menzionata la chiesa di S. Salvatore in quanto annoverata tra gli edifici del patrimonio artistico-culturale cittadino e veneto. La stessa è situata entro la cinta di quello che fu il castello medioevale, con resti originari, cripta e absidi, che ne fanno risalire l’origine a epoca anteriore all’anno 1000 (IX secolo). La cripta è divisa in piccole navate sorrette da capitelli romanici e si possono ammirare affreschi attribuiti a Martino da Verona e Battista da Vicenza, allievi di Antonio Pisano detto “Il Pisanello”.

Il Consiglio Comunale è composto di 16 Consiglieri (11 di maggioranza e 5 di minoranza), oltre al Sindaco, per un totale di 17 membri elettivi.

L’economia è, come per il passato, prevalentemente agricola. Varie estensioni di terreno sono riservate alla coltivazione delle uve e delle ciliegie. In particolare sono molto apprezzati i vini doc che vi si producono, il Durello, il Soave e il Valpolicella per una superficie complessiva a vigneto e a ciliegeto che supera i 1.200 ettari, equivalenti a circa12 km. quadrati su una superficie complessiva del territorio comunale pari a 21.1 km quadrati. Anche le ciliegie, qui prodotte con denominazione “Golose della Val d’Alpone”, rappresentano una voce significativa per l’economia locale e la loro produzione fa riferimento a circa 340 piccole aziende agricole a conduzione familiare.

 

 STEMMA


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: Scudo con tre monti verdi su campo azzurro con tre stelle dorate corrispondenti ai vertici dei monti.

Da qui il detto: “Sabion, Mirabelo , Bastia, i e i tre monti de Montecia” il Sabbion, il Mirabello e la Bastia sono i tre monti dello stemma di Montecchia, che si trovano allineati sul lato destro orografico della Val d’Alpone proprio affacciati sul paese.

Gonfalone : Drappo quadrangolare di un metro per due di colore blu bordato in argento con al centro lo stemma Comunale.

 

 

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Terenzio Zardini (musicista)

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Terenzio Zardini proveniva da un umile famiglia originaria della località Lauri, dove nacque l’8 giugno 1923. Pacioso e gioviale, è stato uomo di Chiesa molto amato tra i suoi compaesani destinato a diventare uno dei compositori di musica sacra più noti. Il primo incontro con la musica avvenne in modo assolutamente casuale: trovò per caso, sotto il suo banco di scuola, uno spartito; guardò curioso quel foglio pieno di segni indecifrabili e decise che sarebbe stato un peccato lasciarlo lì.

Seguì gli studi all’allora liceo musicale di Verona e poi al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia dove, nel 1954, si diplomò con il massimo dei voti in composizione. Padre Terenzio scriveva la sua musica di notte, ispirato dalla gioia contemplativa, compose così le oltre duemila musiche sacre che sono diventati i brani tradizionali per l’animazione della santa messa, conosciuti dai fedeli di tutte le età e di tutte le generazioni tanto per l’orecchiabilità del motivo musicale quanto per la semplicità, mai banale, del testo. Che poi Padre Zardini le considerasse «tute batarìe», poco importa.

Padre Terenzio ai suoi allievi di conservatorio era solito dire che «la musica bella è stata già composta tutta. Noi abbiamo scritto la brutta». Però la sua notissima Dov’è carità è amore , a dispetto del fatto che l’avesse definita «’na feta de polenta», è stata e rimane costantemente in cima alla hit parade delle musiche da messa. Il frate dei Lauri, evidentemente più che modesto, dimostrò di sapersi districare con estrema disinvoltura tra repertorio sacro, musica d’avanguardia e anche folkloristica: a lui va attribuito, per esempio, il merito di aver recuperato moltissimi canti popolari veronesi e mantovani che altrimenti sarebbero andati perduti. La sua casa, negli ultimi trent’anni, fu il convento di San Bernardino a Verona, che lo ha visto dividersi tra l’insegnamento al conservatorio scaligero, la missione pastorale e la sua musica.

La comunità di Montecchia ha voluto che in paese rimanesse qualcosa a tenere viva per sempre la figura di Padre Terenzio e così, tre anni fa, poco dopo la morte dell’illustre concittadino, avvenuta il 23 febbraio del 2000, la nuova sala civica è stata battezzata in suo nome. Solo nel febbraio scorso, infine, anche Verona ha voluto tributare il proprio omaggio al francescano dei Lauri, riservandogli un posto di tutto rispetto all’interno dei giardini che, tra via Cimarosa e Leoncavallo, sono dedicati ai grandi compositori italiani.

 

Filippo Gamba (pianista)

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Ogni vero musicista si identifica, a ben guardare, con il proprio percorso artistico ed interiore: quello di Filippo Gamba è disseminato di esperienze ad elevato contenuto artistico ed umano. La sua necessità primaria è cogliere l’aspetto più profondo e sostanziale di ogni situazione musicale, ed è dettata da un innato bisogno di condividere i contenuti musicali del repertorio che egli affronta con i propri interlocutori ed ascoltatori, interagendo con essi nel modo più immediato e diretto possibile. È sua convinzione che nella musica non ci siano tanto punti d’a rrivo, quanto nuovi sentieri da esplorare, con lo spirito di chi scava alla ricerca della vera essenza della musica che si trova sulla pagina scritta – indipendentemente dal fatto che si tratti delle opere dei grandi maestri del passato o di quelle dei compositori moderni e contemporanei.

Questa chiave di lettura spiega i suoi successi nei concorsi internazionali, in particolare il Primo Premio al Concours Géza Anda 2000. In tale occasione viene insignito dalla Giuria presieduta da Vladimir Ashkenazy anche del Premio Mozart destinato alla migliore interpretazione del concerto per pianoforte ed orchestra dello stesso autore seguito a questa affermazione, viene invitato a tenere recital per i più importanti Festival musicali, tra cui il Ruhr Piano Festival, i Festival di Varsavia, Oxford, Lucerna, il Next Generation di Dortmund e le Settimane Musicali di Stresa, e suona nelle più famose e rinomate sale europee a Parigi, Amsterdam, Vienna, Barcellona, Monaco, con prestigiose orchestre: Berliner Sinfoniker, Wiener Kammerorchester, SWR-Sinfonieorchester (Stoccarda), Staatskappelle (Weimar), Orchestra della Tonhalle (Zurigo), City of Birmingham, nonché con l’Orchestra Filarmonica di Israele e la Camerata Academica Salzburg. Ha suonato sotto la direzione di Maestri quali Simon Rattle, James Conlon,Vladimir Ashkenazy.

Uno degli aspetti che caratterizza la sua esperienza musicale è l’insegnamento, a cui rivolge una particolare attenzione: è titolare di una classe di Pianoforte presso la Musikakademie di Basilea, ed ha tenuto master-classes per la Musikhochschule di Zurigo e la Bachauer Foundation. Il suo esordio discografico lo vede protagonista, assieme a Vladimir Ashkenazy e Camil Marinescu, dell’incisione dei concerti mozartiani n. 11 e n. 13, pubblicati da Labour of Love Records (www.lolproduction.com). Con la stessa etichetta pubblica tre album solistici dedicati a Beethoven, Brahms e Mendelsshon. Ha inciso, in duo con il violinista Eijn Nimura, due album per Sony. La sua formazione è stata arricchita dagli insegnamenti di Renzo Bonizzato (con il quale si è diplomato presso il Conservatorio di Verona), di Maria Tipo e di Homero Francesch.

Nel luglio 2000 Filippo Gamba ottiene il Primo Premio al Concorso Géza Anda di Zurigo e viene insignito dalla Giuria, presieduta da Vladimir Ashkenazy, del “Premio Mozart” per la migliore interpretazione del concerto per pianoforte ed orchestra dello stesso autore. Il successo in questa prestigiosa competizione seguiva quelli riportati in numerose affermazioni internazionali: nel 1993 il II premio al “Beethoven Competition “ di Vienna; due anni dopo il Primo Premio al “Bremen Klavierwettbewerb”e nel 1999 al “Concorso Ettore Pozzoli”. Da allora l’artista ha tenuto recital per importanti Festival musicali- tra questi il Ruhr Piano Festival, i Festival di Varsavia, Oxford, Lucerna, Settimane Musicali di Stresa, “Meister des Klaviers”, Festival di Cracovia e Musical Olympus Festival di San Pietroburgo- esibendosi nelle più rinomate sale concertistiche europee-Parigi ( Téâtre du Châtelet), Berlino ( Konzerthaus), Amsterdam ( Concertgebouw), Vienna ( Konzerthaus), Lione ( Salle Molière), Monaco ( Herkules-Saal) e Hannover (NDR-Saal). Alla consolidata attività solistica si affiancano collaborazioni con prestigiose orchestre europee quali i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la SWR-Sinfonierochester di Stoccarda, la Staatskapelle di Weimar, l’Orchestra della Tonhalle di Zurigo, la City of Birmingham Symphony oltre che l’Orchestra Filarmonica d’Israele e la Camerata Accademica Salzburg-sotto la direzione di Simon Rattle, Pinchas Steinberg, James Conlon, Vladimir Ashkenazy, Peter Hirsch e Georg A.Albrecht. Per la musica da camera l’interprete collabora con i quartetti The RTE’Vanbrugh Quartet e Michelangelo String Quartet. Di origine veronese, Filippo Gamba deve la propria formazione agli studi con Fabio Bonizzato a Verona, con Maria Tipo a Fiesole e con Homero Francesch. Recentemente è stato nominato titolare di una delle cattedre di pianoforte alla Hochschule di Basilea.